La costruzione di SAFE è autofinanziata ed è possibile grazie al tempo, alle energie e alla passione di tutto il gruppo di lavoro.
Stefania Doglioli

Con un Phd sulla prima indagine di vittimizzazione fatta in Italia ho stanato il tarlo che rodeva il mio cervello fin dall’infanzia: il patriarcato era violento e molto più vero di Babbo Natale, ma nessuno intorno a me lo vedeva. Per fortuna ho poi incontrato molte persone, storie, libri, progetti, che mi hanno aiutata a svelarlo e mi sono convinta che sia davvero una buona irrinunciabile idea fare in modo che ogni piccola creatura se ne accorga il prima possibile e venga fornita di strumenti per costruire una cultura migliore. Mi sono ben equipaggiata per poter portare avanti questa avventura, ho studiato, vissuto e condiviso molto e dopo aver lavorato a lungo come ricercatrice, valutatrice e progettista ho deciso di dedicare il mio tempo a questa impresa. Ci credo così tanto da essermi licenziata da un comodo lavoro a tempo indeterminato per dare a SAFE tutta l’energia possibile. Un salto nel buio? più che altro un salto dentro SAFE.

Ferdinanda Vigliani

Il fatto che la mia iscrizione all’università risalga al 1967 la dice lunga su quelle che possono essere state le mie attività giovanili. La mia partecipazione al ‘68 avviene soprattutto attraverso una mia grande passione: il teatro di strada, che all’epoca è una forma di impegno politico nel rinnovamento dell’espressione teatrale e nella controinformazione.

Nel 1971, andata a Parigi per una breve vacanza, incontro il femminismo e ne sono folgorata. Tornata in Italia mi affretto a cercare di documentarmi e trovo i libretti verdi di Rivolta femminile. Non li ho mai più lasciati e non ho mai smesso di leggere e raccogliere gli scritti delle donne e produrne di miei. È per conservare e dare valore alla rivoluzione culturale femminista, che nel 1995 contribuisco alla fondazione del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile nel quale continuo a vivere e lavorare. Nel gruppo fondatore ero una delle più giovani, oggi sono la decana. Per me il progetto SAFE è un modo di rilanciare e rinnovare delle idee, ma è anche in forte continuità con tutto ciò che l’ha preceduto.

Natascia De Matteis

Incontrai il femminismo nelle parole di Franca, una mia indimenticata maestra dei tempi universitari, ma ci sono voluti anni per viverlo sulla mia pelle. Ho impiegato tempo perché mi sono ripresa la mia dignità da 15 anni. E non la mollo. La presa di parola, i collettivi, il lavoro di operatrice con le donne sopravvissute alle violenze di genere nei centri antiviolenza laici e femministi, le compagne di quel percorso e di ora, il lavoro come formatrice di pari opportunità e non discriminazione, il dialogo con me stessa e la danza della mia autostima in continuo precario equilibrio e slancio, tutto ciò anima la mia vita ancora oggi. Ed è la mia cassetta degli attrezzi per lavorare insieme a chi come me, con SAFE, vuole sostenere chi educa con “expertise” alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.

Carlotta Trevisan
Ho imparato da bambina quanto poteva essere difficile essere donna mentre volevo difendere mia mamma dalla violenza del suo ex marito, che era anche mio padre, e quanto poteva essere bello essere donna crescendo mia figlia da sola a 21 anni. Scoprirlo mi ha resa femminista, perché ho capito che potevo e dovevo trasmetterle un modello diverso, la parte positiva, forte e bella dell’essere donna. Da lei al resto del mondo è stato un passo semplice, nelle mie esperienze di vita e politiche mi sono impegnata per il riconoscimento dei diritti e del valore delle donne e poi ho conosciuto le donne del Centro Studi e SAFE ed eccomi qui a lottare insieme.
Giulia Piantato

La mia formazione accademica in Studi di Genere è stata una tappa obbligata per sviluppare un sano senso critico nei confronti di un mondo fondamentalmente machista che giudica e emargina il diverso, svalutando ed uccidendo le donne. Tuttavia, nessun insegnamento è stato più prezioso del mio vissuto, in dieci anni di vita passati tra il Sudamerica e l’India ho avuto il piacere di condividere esperienze con persone di culture differenti, che, attraverso il confronto, hanno contribuito ad accrescere le mie conoscenze. La condivisione mi ha permesso di riconoscere un problema di base, un fattore che si riproduce inesorabile, in qualsivoglia cultura e società e che costringe le donne a vivere un ruolo di subalternità e sottomissione. Il modello di vita che ci è stato imposto dal patriarcato e cui ci siamo nostro malgrado abituate, non è e non deve essere l’unico possibile.

Il rispetto e l’accettazione, ma soprattutto la valorizzazione delle vite ed esperienze delle donne, sono alla base del modello di vita cui io voglio attenermi.

Emiliana Nardin

Architetta per formazione, grafica per passione, femminista per folgorazione.
Fu Carla Lonzi a folgorarmi (e dopo di lei molte altre), neanche troppi anni fa, e da lì cambiò tutto: ora continuo a fare la grafica, e la faccio anche per SAFE, ma la “questione femminile” è diventata una delle priorità della mia vita.
Ho fondato insieme ad alcune amiche un’associazione e una casa editrice che si occupano di diffondere le vite e le opere di donne che in Italia sono ancora poco conosciute.
Credo che noi donne non dobbiamo mai dare nulla per scontato, non abbassare mai la guardia: consapevolezza e autodeterminazione rimangono punti fondamentali, in un mondo che ogni tanto pare voglia toglierci le conquiste di decenni di femminismo.
Per questo, oggi più che mai, l’educazione è necessaria: per le bambine, per i bambini, per gli adulti, perché possano esistere – senza ombre – parole come libertà, rispetto, differenza.

Chiara Zoia
chiara

Mi chiamo Chiara, sono da sempre un’appassionata della cultura, dell’arte e della bellezza, in tutte le sue forme. Per me la cultura è lo strumento che permette di scoprire le infinite possibilità dell’essere umano, di immaginare realtà alternative, e da lì cominciare a costruirle. Mi sono cimentata in tanti lavori diversi, ma tutti accomunati da uno scopo: catturare l’attenzione delle persone per condurle all’emozione della scoperta.

E siccome mi riesce abbastanza bene, è quello che cerco di fare anche per #SAFE; lo faccio soprattutto con le parole e attraverso il web, il mezzo più rapido, pervasivo e democratico dei nostri giorni.

SAFE per me è un progetto concreto e intelligente. È la possibilità di lavorare con donne in gamba per incidere in modo reale e positivo sulla nostra realtà. È l’opportunità di costruire per tutte e tutti un futuro in cui la libertà dalla violenza e la libera espressione di sé siano la quotidianità.

Chi siamo veramente…